Tra mito e Tradizione

Sono davvero molteplici i miti e le tradizioni legate al caffè, grazie alla sua lunga storia e alla diffusione in tutto il mondo.
Una delle più conosciute e quella del pastorello yemenita Kaldi, che non vedendo tornare le capre di cui si occupava, decise di andarle a cercare.
Quando le trovò si accorse che erano molto agitate e cariche di energia, provò a capire il perché di quel curioso comportamento e si accorse che si stavano cibando di piccoli frutti rossi di un arbusto diffuso in quella zona.
Kaldi decise di portare alcune drupe al monastero di Chehodet per chiedere spiegazioni sullo strano frutto.

I monaci prepararono un decotto con le bacche e dopo averlo bevuto, si accorsero che riusciva a tenerli sveglia anche durante le lunghe notti di veglia e preghiera.
La bevanda ottenuta venne chiamata “qahwa” in virtù delle sue proprietà stimolanti (la parola significa che stimola e che tiene in alto).

Un secondo mito che ha origine dalle credenze popolari, parla di Omar il guaritore.
L’uomo venne bandito dalla sua città Mocha e per non morire di stenti, decise di cibarsi delle bacche rosse degli arbusti che trovò abbondantemente intorno alla grotta in cui si era rifugiato.
Provò ad assaggiare i frutti cotti, ma erano talmente amari che decise di buttarli, quello che lo sorprese era che dissetandosi con il decotto ottenuto, si sentiva completamente ristabilito e rinvigorito.

Per essere certo delle proprietà della bevanda decise di somministrarla ad un vecchio pellegrino debilitato. Anche in questo secondo caso l’effetto fu una completa guarigione.
Omar venne richiamato a Mocha con tutti gli onori.

Un’altra leggenda ci racconta che il caffè venne portato in dono dall’Arcangelo Gabriele a Maometto per sconfiggere la malattia del sonno che lo stava debilitando. Sempre secondo la leggenda la bevanda gli era stata mandata da Allah per rimettere in sesto il profeta affinché potesse portare a termine il suo compito.

La Bibbia nel Primo libro dei Re dice che Davide porta come dono di conciliazione dei “grani abbrustoliti”, cioè dei chicchi di caffè.
Secondo alcuni studiosi anche Omero racconta di una bevanda riconducibile al caffè, quella che Elena aggiunse al vino dei commensali di Menelao per eliminare dispiaceri e rancori.

La storia del caffè ha inizio tra il 900 e il 1000 d.c. e attraversa tutti i continenti. Quando si parla e si raccontano le origine di questa bevanda, realtà e fantasia si intrecciano fino a non poter trovare una linea di confine.
Partiamo dalle prime testimonianze certe che ci sono arrivate. Già intorno alla metà del 1400 il governo yemenita riconobbe le proprietà corroboranti della speciale bevanda approvandone il consumo in tutto il territorio.

In breve tempo il caffè si diffuse nell’intero mondo islamico diventando il “vino dell’islam” in forza del fatto che il Corano vietava il consumo di alcolici.
A tal proposito la religione islamica ha il merito di aver diffuso, predicando il proprio credo, la prestigiosa bevanda; era opinione condivisa che il caffè stimolasse l’intelligenza contrariamente al vino che solamente assopiva i sensi.

La bevanda scura giunse a Costantinopoli nel 1517, dopo che Selim Primo conquistò l’Egitto. Da questo episodio diventò un consumo abituale anche nell’intero impero turco.
In breve tempo a Costantinopoli nacquero i primi locali che la vendevano, i Caffè erano molto sfarzosi e divennero dei veri e propri luoghi d’incontro, per il tempo libero e per il dibattito politico.

Nel 1615 il caffè sbarcò in Europa con i primi viaggi navali alla scoperta di terre straniere, in modo particolare, il merito va attribuito ai commercianti che transitavano da un continente all’altro per portare stoffe e spezie.
Anche studiosi, medici, disegnatori s’interessarono alla scura bevanda, poiché le proprietà rilevate non avevano eguali. Nacquero pagine e pagine di scritti, disegni, studi che traevano ispirazione dal caffè.

Venezia fu la prima città d’Italia a subire il fascino orientale, seguì Napoli e in breve tempo la diffusione riguardò tutta la Penisola.
In Italia divenne abitudine offrire il caffè in circostanze speciali, per significare amicizia e amore. I gentiluomini offrivano tazze e tazze di caffè alle proprie amate, per poter conquistare il loro cuore.

La sua diffusione incontrò qualche problema per via delle restrizioni della Chiesa. Alcuni sacerdoti ritenevano fosse la bevanda del demonio e per questo chiesero espressamente al Papa Clemente VIII di vietarne l’uso. Come è chiaro gli uomini di fede non riuscirono nel loro intento, infatti dopo averla assaggiata, il Papa ne rimase talmente colpito che la dichiarò a tutti gli effetti adatta ad ogni cristiano.
In seguito i Caffè si diffusero in tutta Italia e ben presto diventarono dei luoghi esclusivi in cui si ritrovavano nomi illustri del 1600 e 1700: filosofi, scrittori, musicisti, pittori, politici conferirono alle “Caffetterie” un’immagine di prestigio.